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Cake day: 10 June 2025

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  • @shiva @societa
    Attaccamento alla famiglia, tradizioni etc.non sono una prerogativa italiana, ogni nazionalità ha le proprie che spesso divergono anche da un paese all’altro pur non distanti.
    Cosa diversa è fare gli Italiani, una faccenda piuttosto recente, cioè da quando nasce il Regno di Italia. Nel poco lontano 1861 gli italiani, come li pensiamo oggi, non esistevano proprio. Le differenze linguistiche erano tali da costituire un vero problema per i funzionari piemontesi a Napoli. Non capivano e non erano capiti, questo generava diffidenza nei funzionari napoletani a stretto contatto con i piemontesi. Se poi osserviamo il popolo non alfabetizzato, ovvero la stragrande maggioranza di coloro vivevano nella penisola, allora capisci bene che l’italiano era tutto da farsi. E attraverso quali canali avvenne l’italizzazione che doveva omologare il torinese col veneziano, il salernitano col genovese etc? Il primo fu la leva obbligatoria. Ma era ancora insufficiente. Un grande impulso lo diede l’introduzione della scuola dell’obbligo, dopo la seconda guerra mondiale. Ma la grande svolta la diede la TV pubblica. Rai 1 per prima. E poi via via gli altri canali Rai che concorsero ad omologarci tutti al modello di italiano/a.









  • @elettrona @politica
    Sai durante i miei anni di insegnamento (Roma nord) ho avuto parecchi alunni stranieri. Con loro in linea di massima non ho avuto problemi, a parte due ragazzine ucraine con le quali, giustamente, o comunicavi in inglese o serviva un interprete, e che si sono riufiutate di seguire i corsi L2.
    Con gli altri/e appena arrivati in Italia si organizzava da inizio anno il corso L2 ovvero di lingua italiana per alunni stranieri. Il problema nasceva con gli adulti che, anche volendo imparare la lingua, non avevano corsi per loro.
    Per gli alunni italiani, a volte con risultati peggiori dei loro compagni stranieri, ogni anno organizzavamo noi docenti di italiano i corsi di recupero. Poche ore rispetto al bisogno perché la scuola non aveva fondi per pagarci più di quelle poche ore.

    Insomma, più degli stranieri, che è scontato non conoscano la lingua a meno di non essere nati in Italia e aver sempre frequentato le scuole italiane - assai frequente nella mia esperienza - mi preoccupa l’analfabetizzazione di ritorno degli italiani, il cui livello spesso è A2 (Elementare): Capisci frasi comuni legate ad argomenti diretti (famiglia, spesa, lavoro). Riesci a gestire scambi semplici e routinari.









  • La competizione tra Futuro Nazionale, Fratelli d’Italia e Lega, dentro la visione assimilazionista-sovranista, segue la logica del rilancio al rialzo. Poiché l’elettorato di riferimento è sensibile ai temi identitari, ogni forza cerca di apparire più intransigente dell’altra. Il burqa è perfetto per questo, perché il volto coperto è d’impatto, subito associabile al fantasma dell’islamizzazione, vietarlo permette di presentarsi come difensori delle donne senza dover spendere soldi in servizi reali. Il fenomeno, del resto, riguarda un numero esiguo di donne: il Comitato per l’Islam Italiano, in un parere ufficiale, stima che i casi italiani siano ancora più rari che in Francia, dove le donne velate integralmente sono tra le 300 e le 2.000, e destinati a tendere a zero nelle nuove generazioni.

    Se sollecitate a giustificarsi, iniziative come quella di Valditara e le prese di posizione di Lega e Futuro Nazionale evocano fatti di cronaca. Alla fine di giugno, in provincia di Lecce, una ragazza di 15 anni che andava a scuola con il niqab ed era stata promessa in sposa è stata affidata a una comunità protetta. Negli anni scorsi la politica italiana si era già interessata di casi di studentesse che indossavano il velo integrale a scuola, come nel 2025 a Monfalcone, in provincia di Gorizia, e nel 2024 a Pordenone. Ma se a queste ragazze fosse stato vietato fin da subito il velo integrale al punto di non ammetterle a scuola, quale sarebbe stata la loro sorte? Quasi certamente sarebbe stata peggiore. La scuola, in questi casi, non è solo un luogo di istruzione. È l’unico spazio pubblico, lontano dallo sguardo della famiglia, dove una ragazza segregata incontra adulti non appartenenti alla sua comunità, insegnanti, dirigenti, personale ATA, coetanei con altri stili di vita, e dove può entrare in contatto con un’idea diversa di sé. È il luogo dove un’insegnante può accorgersi che qualcosa non va, di un’assenza improvvisa. È il luogo dove si può attivare una rete di protezione. Vietarle l’accesso alla scuola significa riconsegnarla a tempo pieno al controllo familiare, senza testimoni. Significa togliere a lei la possibilità di immaginare un futuro diverso, e a noi la possibilità di vederla e proteggerla. La scuola è un presidio. Il presidio non esclude una ragazza perché veste un velo integrale

    #burqa #niqab #Lega #FratellidItalia #futuronazionale
    @politica



  • Il saluto del cardinale Matteo Zuppi ai funerali laici di Francesco Guccini.
    Parte 2

    L’intuizione dell’amore e del cuore.
    Ecco, la fede dà parole e certezza a quell’intuizione dell’amore, del cuore, tutt’altro che palliativo, per cui «vogliamo ricordarti com’eri. Pensare che ancora vivi. Voglio pensare che ancora mi ascolti. Che come allora sorridi». La risposta è Dio che non solo è dentro di noi ma anche fuori, è un Tu, è l’amore senza il quale non siamo e che oggi nel suo mistero si rivela.

    «Tu sei, lo so, ma dove, chi può dirlo? In me ti rassomiglia ciò che vedo… Lasciamo creder dunque che sei qui. E quando verrà l’ora del timore chiuderà questi miei occhi umani, aprimene, Signore, altri più grandi per contemplare la tua immensa face e la morte mi sia un più grande nascere». (Eugenio Montale).

    «Dio che si rivela nell’umano»
    Francesco è morto nel giorno della Festa della trasfigurazione, la gloria di Dio che si rivela nell’umano, nel giorno in cui ricordiamo Hiroshima e chiediamo che quell’orrore faccia scegliere consapevolmente la difesa e non il riamo, il dialogo e non lo scontro. Perché dobbiamo imparare a vivere senza ammazzare. È anche il giorno della morte di Paolo VI. «Ecco, mi piacerebbe, terminando, d’essere nella luce. Di solito la fine della vita temporale, se non è oscurata dall’infermità, ha una sua fosca chiarezza: quella delle memorie, così belle, così attraenti, così incomplete, così nostalgiche e così chiare ormai per denunciare lì loro passato irrecuperabile e per irridere al loro disperato richiamo.

    La scena del mondo è un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la sua maggior parte, di un Dio creatore, che si chiama il Padre Nostro che sta nei cieli! Grazie, o Dio, grazie e gloria a te, o Padre in quest’ultimo sguardo mi accorgo che questa scena affascinante e misteriosa è un riverbero, è un riflesso della prima ed unica luce; è una rivelazione naturale di una straordinaria ricchezza e bellezza, la quale doveva essere una iniziazione, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell’invisibile Sole». (Paolo VI).

    @attualita #funeraliLaiciGuccini #MatteoZuppi #francescoGuccini