Grazie Trump.
Da Cuba all’UE tutti sotto ricatto.
E la società civile europea si dissocia dall’Ue e dalla sua politica.

A Cuba è in corso una grave epidemia causata dalla diffusione simultanea di arbovirosi, ovvero virus trasmessi da punture di zanzare e insetti, che sta colpendo duramente la popolazione pediatrica.

Non si tratta di un singolo virus sconosciuto, ma di una combinazione di tre infezioni specifiche aggravate dalla forte crisi economica e sanitaria dell’isola.

I virus responsabili dell’epidemia
Chikungunya: Rappresenta il picco epidemiologico più allarmante, con decine di migliaia di contagi. Sta colpendo in modo severo i minori, inclusi neonati e adolescenti.
Dengue: Presente con diversi sierotipi in quasi tutto il paese, provoca febbri alte e complicanze potenzialmente letali nei casi emorragici.
Virus Oropouche: Trasmesso principalmente da piccoli moscerini pungenti (midges), si è ampiamente diffuso nell’isola provocando sintomi simili a una forte influenza.

Le autorità sanitarie cubane e agenzie di stampa come CBS News hanno confermato che i minorenni rappresentano la fascia demografica più colpita dai casi gravi.
Trattandosi di virus che non circolavano in modo così massiccio da anni, i bambini non hanno anticorpi precedenti.
I frequenti blackout e la carenza di acqua corrente costringono le famiglie ad accumulare acqua in secchi e cisterne domestiche. Questi contenitori diventano l’habitat perfetto per la riproduzione delle zanzare.
A causa del collasso economico del Paese, mancano antibiotici, antipiretici di base e persino il carburante necessario per effettuare le disinfestazioni pubbliche.
Come riportato da L’Espresso, la scarsità di risorse mediche essenziali sta mettendo a serio rischio la salute dei più piccoli.

Nei bambini i sintomi si manifestano in modo improvviso e comprendono:
Febbre molto alta
Forti dolori articolari e muscolari
Eruzioni cutanee (rash)
Nausea, vomito o diarrea
Forte mal di testa e dolore dietro gli occhi

Le nuove sanzioni e il blocco energetico imposti dall’amministrazione di Donald Trump nel 2026 hanno un impatto diretto e documentato sull’aggravamento della crisi sanitaria a Cuba.
La diffusione dei virus è legata a cause biologiche (la proliferazione di zanzare e insetti), ma le misure di “massima pressione” degli Stati Uniti hanno privato l’isola del carburante necessario per far funzionare i servizi essenziali.
Questo ha creato le condizioni ambientali e strutturali perfette per il collasso del sistema sanitario e l’impennata dei contagi tra i bambini.
A partire da gennaio 2026, il presidente statunitense Donald Trump ha firmato l’Executive Order 14380 (poi ampliato a maggio con l’EO 14404), imponendo sanzioni durissime e dazi punitivi contro qualsiasi paese o compagnia marittima che trasporti petrolio verso Cuba.

Paesi fornitori storici, come il Messico, hanno dovuto sospendere i carichi per evitare le ritorsioni economiche degli Stati Uniti.

Senza petrolio, la rete elettrica cubana è in gran parte ferma, provocando interruzioni di corrente che durano fino a 20 ore al giorno.

La mancanza di energia e risorse economiche influisce direttamente sulla diffusione delle malattie e sulla salute pediatrica in tre modi principali:
A causa dei blackout e del blocco delle pompe idriche, l’erogazione dell’acqua corrente è intermittente. Le famiglie sono costrette ad accumulare acqua in secchi o cisterne aperte in casa, che diventano i focolai ideali per la riproduzione delle zanzare che trasmettono Dengue e Chikungunya.

La scarsità di carburante impedisce ai mezzi pubblici sanitari di effettuare le periodiche fumigazioni stradali per abbattere la popolazione di insetti e moscerini (vettori anche del virus Oropouche).
Come riportato da inchieste giornalistiche internazionali, la mancanza di elettricità impedisce il corretto funzionamento dei macchinari e dei sistemi di condizionamento nei reparti di neonatologia.
Inoltre, la paralisi dei trasporti rende difficile lo spostamento dei medici specialistici e la distribuzione dei vaccini infantili.

Il governo cubano accusa formalmente gli Stati Uniti di portare avanti una politica di “soffocamento premeditato” dal forte impatto umanitario.

La politica europea risponde alla crisi cubana in modo profondamente diviso, spaccata tra la linea dura del Parlamento Europeo (allineato alle sanzioni americane) e la diplomazia degli aiuti umanitari portata avanti dalle ONG e dai canali ufficiali della diplomazia UE.

La risposta del blocco si sviluppa su tre livelli principali.

  1. La svolta dura del Parlamento Europeo (Giugno 2026)
    A seguito del blocco petrolifero e delle nuove sanzioni firmate da Donald Trump, il Parlamento Europeo ha approvato una storica risoluzione (proposta dal PPE, Renew e dai Conservatori di ECR) che ha allineato Bruxelles alla strategia di “massima pressione” di Washington:
    La risoluzione definisce Cuba uno “Stato fallito” e invoca sanzioni europee mirate contro il presidente Miguel Díaz-Canel e i vertici militari del conglomerato economico GAESA.
    Il testo attribuisce l’emergenza umanitaria interamente agli errori economici e alla repressione del Partito Comunista cubano, evitando volutamente qualsiasi menzione o condanna degli effetti dei decreti energetici e dell’embargo USA.
    Viene esplicitamente richiesta la sospensione dell’accordo di dialogo politico e cooperazione (PDCA) tra l’Unione Europea e L’Avana, caldeggiando una transizione capitalista e multipartitica.

  2. L’invio di aiuti umanitari e sanitari d’emergenza
    Nonostante il gelo politico del Parlamento, i canali della cooperazione internazionale europea e diverse istituzioni sanitarie continuano a mobilitarsi per arginare il collasso ospedaliero:

Diverse associazioni e reti umanitarie europee hanno inviato donativi di medicinali essenziali, antibiotici e insumi medici per supportare gli ospedali pediatrici nell’isola, privati di beni di prima necessità dalle restrizioni dei trasporti.
Appelli della società civile: Federazioni della sinistra ed enti di cooperazione europei (come l’alleanza AOI) chiedono l’immediata riapertura di corridoi umanitari liberi, sottolineando che i bambini non dovrebbero pagare il prezzo dei blocchi geopolitici.

  1. L’impotenza commerciale e la fuga delle imprese europeeIn teoria, l’Unione Europea dispone del cosiddetto “Blocking Statute” (Statuto di Blocco), una legge comunitaria che vieta alle aziende europee di rispettare le sanzioni extraterritoriali imposte dagli Stati Uniti. Nei fatti, però, si registra una forte immobilità politica.A causa dell’aggressività dei decreti di Trump del 2026, banche, compagnie di navigazione e imprese europee stanno massicciamente abbandonando l’isola per non rischiare di perdere l’accesso al mercato statunitense.

Come sottolineato da analisti e organi di stampa come RaiNews, Bruxelles non sta applicando concretamente i suoi strumenti di difesa commerciale, piegando di fatto l’autonomia economica europea alle decisioni geopolitiche di Washington.

Di fronte alla drammatica emergenza a Cuba, l’azione dell’Italia è caratterizzata da una netta frattura tra la linea ufficiale del Governo (silenziosa e allineata a Washington) e l’attivismo della società civile, dei medici e dei sindacati, i quali si stanno mobilitando per inviare aiuti d’urgenza.

L’Italia si muove concretamente su tre fronti contrapposti:

  1. La posizione del Governo e il “silenzio” politicoA livello diplomatico e istituzionale, l’esecutivo italiano guidato da Giorgia Meloni mantiene una linea di stretta fedeltà atlantica con gli Stati Uniti:L’astensione all’ONU: Nelle recenti votazioni internazionali riguardanti il bloqueo e i nuovi decreti energetici, l’Italia ha scelto di astenersi. Questa scelta è stata criticata dalle opposizioni come un modo per “lavarsene le mani” pur di non urtare l’amministrazione Trump.Mancata risposta agli appelli medici: Nel maggio 2026, un gruppo di prestigiose riviste scientifiche italiane ha inviato una lettera aperta alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Salute. Nel testo si chiedeva l’invio di una commissione tecnica italiana a Cuba per mappare i bisogni sanitari della popolazione e inviare farmaci pediatrici. Come denunciato dalle reti di salute globale su CARE Online, il Ministero non ha fornito alcuna risposta ufficiale.
  2. Le spedizioni umanitarie A compensare l’immobilismo governativo vi è la mobilitazione di associazioni (come AICEC), sindacati (tra cui la CGIL) e organizzazioni non governative:L’Italia è diventata il fulcro della campagna europea “Let Cuba Breathe”. Da Roma e Milano sono partiti voli umanitari e spedizioni marittime che hanno consegnato a L’Avana oltre 5 tonnellate di aiuti e dispositivi medici per un valore stimato di 500.000 euro, mirati proprio a rifornire gli ospedali pediatrici rimasti senza antibiotici.Oltre ai farmaci, i volontari italiani hanno spedito generatori elettrici e pannelli solari per consentire la refrigerazione dei medicinali e la continuità energetica dei laboratori sanitari durante i frequenti blackout.
  3. Il forte attivismo di parte della sanità italiana si fonda sul principio di reciprocità, sollevato anche in recenti interpellanze parlamentari alla Camera dei Deputati:Il precedente del COVID-19: Molti medici e cittadini ricordano che nel 2020 le brigate mediche cubane “Henry Reeve” accorsero in Italia (in particolare a Crema e Torino) per aiutare gli ospedali italiani al picco della pandemia.Attualmente, diverse decine di medici cubani stanno lavorando attivamente negli ospedali della Regione Calabria per coprire le carenze di organico del Servizio Sanitario Nazionale italiano. Per questa ragione, il mondo scientifico italiano sostiene che l’Italia abbia il dovere morale di non abbandonare i bambini cubani in questo momento di emergenza estrema.

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https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/18/video/aiuti/_europei/_cuba-15550615/