“non è il sangue a fare gli italiani. È la scuola pubblica”

Da insegnante, ormai purtroppo in pensione, conosco la profonda verità di queste parole. Nelle aule romane/italiane, da nord a sud da est ad ovest della città e della penisola, ogni giorno, festività escluse, costruiamo gli italiani, o almeno ci proviamo. Non guardiamo al colore della pelle, alla religione, alla provenienza, unico obiettivo creare cittadini consapevolmente critici. Italiani da e di tutte le latitudini.

#identità #italia #scuolapubblica

@societa

  • shiva@mastodon.uno
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    2 days ago

    @emama @societa Se parliamo di cittadinanza e cittadini europei concordo; ma se si parla di Italianeitá non sono d’accordo: essere italiani è una questione culturale e intergenerazionale; l’attaccamento alla famiglia ad esempio, alle tradizioni tramandate da genitori, nonni e addirittura vecchie secoli in alcuni paesini; non è una cosa che la impari a scuola o vivendo in italia 10 o 20 anni…
    Io ho visitato 30 o forse 40 paesi, e adoro adattarmi e sentirmi cittadino del mondo (non vacanziero).

    • emama@poliversity.itOP
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      2 days ago

      @shiva @societa
      Attaccamento alla famiglia, tradizioni etc.non sono una prerogativa italiana, ogni nazionalità ha le proprie che spesso divergono anche da un paese all’altro pur non distanti.
      Cosa diversa è fare gli Italiani, una faccenda piuttosto recente, cioè da quando nasce il Regno di Italia. Nel poco lontano 1861 gli italiani, come li pensiamo oggi, non esistevano proprio. Le differenze linguistiche erano tali da costituire un vero problema per i funzionari piemontesi a Napoli. Non capivano e non erano capiti, questo generava diffidenza nei funzionari napoletani a stretto contatto con i piemontesi. Se poi osserviamo il popolo non alfabetizzato, ovvero la stragrande maggioranza di coloro vivevano nella penisola, allora capisci bene che l’italiano era tutto da farsi. E attraverso quali canali avvenne l’italizzazione che doveva omologare il torinese col veneziano, il salernitano col genovese etc? Il primo fu la leva obbligatoria. Ma era ancora insufficiente. Un grande impulso lo diede l’introduzione della scuola dell’obbligo, dopo la seconda guerra mondiale. Ma la grande svolta la diede la TV pubblica. Rai 1 per prima. E poi via via gli altri canali Rai che concorsero ad omologarci tutti al modello di italiano/a.

    • shiva@mastodon.uno
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      2 days ago

      @emama @societa Mi piace da matti sentirmi a casa lontano da casa, e specialmente in paesi esotici, quindi non occidentali. Ma questo non fa di me un Australiano, un Thailandese, Messicano, Sudafricano, Kenyota, Inglese e quant’altro.
      Spesso vedo diffondere belle parole su integrazione e accoglienza da persone che non hanno MAI VIAGGIATO, se non qualche vacanzetta da turisti in qualche villaggio e forse lasciando qualche mancetta a persone che lavorano coi turisti…

      • shiva@mastodon.uno
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        2 days ago

        @emama @societa Queste persone confondono il rispetto per le altre culture con l’integrazione culturale. Rispettare uno straniero non significa che quello vuole essere come te. È un mix di ipocrisia nascosta da una sorta di suprematismo occidentale ancora incosciamente diffuso negli ignoranti. Un Nigeriano deve essero fiero delle sue origini, non fingere di essere italiano per ottenere qualche benefit.