“Il freddo del mattino faceva uscire piccole nuvole di vapore dalle loro froge”.
(Valerio Massimo Manfredi, 𝘎𝘦𝘳𝘮𝘢𝘯𝘪𝘤𝘰)
𝗙𝗿𝗼𝗴𝗶𝗮: estremità carnosa della narice di un cavallo (Garzanti).
La prima volta che ho letto questa parola credo però fosse ne 𝘓𝘢 𝘤𝘪𝘵𝘵𝘢’ 𝘥𝘦𝘪 𝘭𝘪𝘣𝘳𝘪 𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢𝘯𝘵𝘪 di Moers. E il protagonista/autore Ildefonso de’ Sventramitis è un vermicchione. 🦕
@d_von_bern @cultura @libri Tra l’altro, “froge” (le narici) è una delle ipotesi su cui si dà l’origine alla f-word, perché a quanto pare, nell’antica Roma, c’era una zona con una fontana che appariva come due narici e in questa zona si incontravano i maschi omosessuali.
Anche se in quel caso l’ipotesi più accreditata è una forma dialettale sempre romana di “floscio, pappamolla, senza forza” in poche parole un modo per dire a uno “perdente”. Parola da non usare.
Il mio ex, marchigiano, le narici (anche quelle umane) in dialetto le chiama froge.Etimologia interessante. Grazie.
@d_von_bern @cultura @libri c’è proprio una pagina in wikipedia che ne parla, si chiama “il lessico dell’omofobia”. Questa cosa delle narici mi è rimasta impressa perché tutto sommato, se venisse davvero da una località e non da un pregiudizio di mancata forza, alla fine cadrebbe anche la potenza dell’insulto perché sarebbe come dire fontanaro, lagunaro, gondolaro, ecc.
@d_von_bern @cultura @libri non dimentichiamoci ‘La Cavallina storna’ del Pascoli:
“… che nelle froge avea del mar gli spruzzi ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi…”@robross @d_von_bern @cultura @libri La conosco ma non l’ho studiata molto bene, come invece ho studiato X Agosto e altre. Dal ricordo vago che ormai ne ho, so di aver molto amato come autore Giovanni Pascoli. Come ti riusciva a trasmettere i suoi traumi descrivendo gli animali e la natura.
@d_von_bern @cultura @libri a scuola neanch’io, ma ricordo che da bambino trovai una vecchia antologia scolastica di mio zio; fra i brani riportati c’era appunto questa poesia di Pascoli e me la imparai a memoria.



